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Il fascino misterioso della Sardegna nel romanzo Maria di Isili di Cristian Mannu

I protagonisti, narratori delle loro stesse vicende, tragedie, sviscerano la trama con dovizia di particolari attraverso un dialogo e un lessico proprio dei piccoli centri, si alternano parti di italiano con frasi in dialetto che incidono il dire di ognuno di loro nella mente di chi li legge.

“Dalle mie parti c’è sempre stato vento. Vento possente e intrigante. Vento che fruga e che rende impazienti… [..]”
Maria di Isili, è un testo pregno di respiri e affanno, di voci e urla sommesse, tra le quali si eleva quella della protagonista, un ragazza, una donna coraggiosa che pagando un duro prezzo segue il suo cuore, segue l’istinto e il desiderio che la sferza come i venti della sua terra.
Maria di Isili, sfida le convenzioni e le gabbie sociali di una terra misteriosa e dura come è la Sardegna. Lei sfida tutto il suo mondo in nome di un amore che come un vortice la trascina e la trascinerà nelle sue stesse “folate di vento”.
“Ma se la tua faccia non ha mai preso schiaffi sull’altipiano di Nurri, non puoi capirmi. E non puoi capire come si sente l’avena selvatica di Mandas, quando ondeggia alta e verde e irrequieta come oggi”.
L’autore Cristian Mannu, è papà di tre figli, vive a Cagliari dove è nato nel 1977. Maria di Isili è la sua prima opera, ed ha vinto il Premio Calvino 2015. Attraverso la sua penna, l’autore trasmette il fascino misterioso della sua terra, gli intrecci taglienti di una storia che è tragedia, maledetta, una lettura che fin dal primo rigo, afferra il lettore per le spalle, stringendo forte e trascinandolo tra le pagine di una vicenda narrata dagli stessi protagonisti. Le vicende di ognuno di loro si fondono in modo incalzante, da Isili a Cagliari, da un borgo nuragico che vive di artigianato e pastorizia, fino alla città e al degrado cementato dei condomini. Attraversa la Sardegna, Sarcidano, Barbagia, Trexenta e sfiora la Sicilia tristemente.
I protagonisti, narratori delle loro stesse vicende, tragedie, sviscerano la trama con dovizia di particolari attraverso un dialogo e un lessico proprio dei piccoli centri, si alternano parti di italiano con frasi in dialetto che incidono il dire di ognuno di loro nella mente di chi li legge.
Chi prende in mano questo romanzo inizia un viaggio che si compone lentamente come un puzzle, pezzo dopo pezzo, confessione dopo confessione la vicenda trasmette il sentire del narratore. La gentilezza e la bellezza di Maria si contrappongono alla durezza delle vicende, la sua purezza d’animo si scontra con il disprezzo del padre che la disconosce per il suo gesto scellerato “rubare il marito alla sorella è un gesto da strega maledetta”. Lei ha portato la vergogna in famiglia, la sua anima ribelle e il vento incontrollabile che le soffia dentro sono passione pura e morte. Parola dopo parola si incontra tutto in questo romanzo, dalla tradizione all’amore vero, dalla passione al tradimento e il perdono...
“molte volte mi addormento su questa poltrona che ha quasi i miei anni e guardo da quella stessa finestra in cui Maria rivolgeva furtiva lo sguardo al suono dello stridere del cavallo” […]
È una tragedia senza tempo questa storia, dove il peccato, la voglia di libertà la disobbedienza si intrecciano con i sogni disillusi di generazioni differenti, come i fili del telaio di Maria…
“avevo sei anni quando zia Barìca mi ha fatto vedere il suo telaio e mi ha insegnato a passarci sopra le mani e i piedi. Mi ha detto che era facile: dovevo solo guardare le immagini, poi chiudere gli occhi, prendere le misure e schiacciare i pedali […]
Un po’ come la vita e i sogni che si intrecciano senza sapere che il destino spesso ha disegni differenti…

Recensione del libro Maria di Isili di Cristian Mannu
a cura di: Cristina Desogus

di CRISTINA DESOGUS

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